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È possibile individuare quali tratti della personalità determinano se una persona è creativa oppure o no? E soprattutto, una volta scovate queste caratteristiche, è possibile in qualche modo allenarle, per allenare la creatività?

Mihaly Csikszentmihalyi è uno studioso che ha contribuito alla nascita della Psicologia Positiva e che ha introdotto il concetto di Flow. Ed è anche colui che ha provato a identificare i tratti della personalità che sono propri dei “tipi creativi”. Eccoli:

  1. Grande energia fisica ma tendenza alla quiete e al riposo
  2. Acutezza e candore
  3. Giocosità e disciplina, responsabilità e irresponsabilità
  4. Immaginazione e fantasia alternate a un radicato senso della realtà
  5. Estroversione e introversione (simultaneamente)
  6. Umiltà e orgoglio
  7. Tendenza a uscire dagli stereotipi di genere (ad esempio uomini che sono femminili, oppure donne che presentano tratti caratteriali più maschili)
  8. Attaccamento alle tradizioni e alla propria cultura ma anche ribellione
  9. Passione ma anche obiettività sul proprio lavoro
  10. Apertura e sensibilità, che possono generare molta pena e molta gioia

Da questo elenco risulta evidente che le persone creative convivono con tratti della personalità spesso in contrapposizione tra di loro. L’altra cosa che mi è saltata all’occhio quando l’ho letto è che manca un tratto della personalità che comunemente viene abbinato alle persone creative, e cioè il disordine.

i creativi sono per forza disordinati?

Forse è capitato anche a te di giustificare il caos nel tuo studio dicendo che è indice di creatività. Ma è vero o è solo una scusa per non mettere a posto? In “Keep going” Austin Kleon parla di alcuni modi per allenare la creatività in modo costante, e uno dei capitoli del suo libro è dedicato proprio alle “pulizie” intese come fare ordine.

Kleon dice che la creatività si basa sulle connessioni, e che le connessioni non possono avvenire se infiliamo tutto quanto in comparti stagni. “Le nuove idee grazie a interessanti sovrapposizioni, e le sovrapposizioni interessanti avvengono quando le cose sono fuori posto. […] È sbagliato comparare la produttività e la creatività. Non sono la stessa cosa. Infatti sono spesso in contrasto: sei più creativo quando sei meno produttivo”. Kleon ammette comunque che anche il caos non ha a che fare con la produttività e che è difficile lavorare se non riesci a trovare le cose che ti servono per farlo. Inoltre dice che la tua postazione di lavoro – e il modo in cui la tieni – in qualche modo è un’estensione del tuo sistema nervoso.

Il suo suggerimento per mantenersi creativi ma anche produttivi? “Tieni i tuoi strumenti organizzati ma i tuoi materiali incasinati”. Cioè, lascia pure che i materiali con cui lavori siano disorganizzati, in modo che sia più facile creare connessioni nuove; ma poi trova il modo di dare un senso a questo caos, attraverso gli strumenti del tuo lavoro. Kleon cita anche Marie Kondo, regina indiscussa del riordino, ma per “criticare” il suo modo di concepire la pulizia. Dice infatti che ha senso mettere ordine ogni tanto, ma non sempre. E che il riordino non è nulla di magico o gioioso, ma una forma di procrastinazione produttiva: le tue mani sono occupate e la tensione mentale si allenta, in modo che tu possa o sbloccarti e risolvere un problema, oppure trovare qualcosa nel disordine che ti fa creare qualcosa di nuovo e originale. Per Kleon quindi la pulizia è più che altro una forma di esplorazione e fare ordine non serve a pulire ma a entrare in contatto con qualcosa che avevamo dimenticato e che invece può tornarci utile in questo momento.

Questo modo di vedere le cose mi trova d’accordo, e mi ha fatto pensare al modo in cui io cerco di allenare la mia creatività restando produttiva, anche attraverso come utilizzo e organizzo il mio spazio. Nel mio studio ho infatti due scrivanie, che ho ribattezzato “analogica” e “digitale”. La prima è dominata dal caos. Ci appoggio sopra i miei materiali da scrapbooking, qualche journal, colori, forbici, colla e i progetti mezzi iniziati. E la utilizzo quando ho bisogno di trovare nuovi stimoli, di rilassarmi oppure di tenermi occupata mentre cerco la soluzione a un problema o voglio creare connessioni nuove. La mia scrivania digitale è invece quella dove mi siedo quando “lavoro”, quando cioè devo prendere la creatività e trasformarla in progetti concreti, in articoli per il mio blog, in post o in qualunque altra cosa debba prendere una “forma”.

So che non tutti hanno uno studio o uno studio abbastanza ampio da contenere due scrivanie, ma ti suggerisco di provare ad adottare la filosofia di fondo dell’avere una scrivania digitale e una analogica. Sii quindi disordinato quando hai bisogno di dare sfogo alla creatività, ma ricordati di fare ordine quando i tuoi progetti devono concretizzarsi. In questo modo avrai sempre una fonte inesauribile di idee ma non sperimenterai mai la frustrazione di non riuscire a realizzarle.