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Hai mai provato a fare una vision board? Sabato ho tenuto un workshop che si chiama Creativity Booster. Un concentrato di esercizi e tecniche per dare una “spinta” alla propria creatività, e imparare come allenarla e utilizzarla quotidianamente nella propria vita. Tra gli esercizi che ho proposto c’era anche quello di realizzare una vision board.

La classe era piccola, e mi sono divertita molto. Mi piace lavorare su questi temi e soprattutto vedere lo sguardo sorpreso di chi, dopo un esercizio, scopre cose nuove su di sé. La vision board è uno strumento che utilizzo abbastanza spesso, e che si adatta a diversi scopi. In questo caso mi serviva per aiutare le partecipanti al mio corso a focalizzare il proprio obiettivo creativo, e quello che desideravano succedesse nel 2018 grazie alla loro creatività. I risultati, come sempre, sono stati sorprendenti.

Che cos’è e a cosa serve una vision board?

La vision board è sostanzialmente un cartellone sul quale incollare immagini e/o scritte che ci ispirano e che rappresentano ciò che desideriamo (essere e/o ottenere). Serve come una sorta di bussola, perché ci mostra dove vogliamo andare e quali sono gli obiettivi che vogliamo raggiungere. E’ efficace perché lavorando con le immagini si ragiona a un livello più profondo: si decide “di pancia” cosa mettere o non mettere nella propria vision board, e non ci si lascia limitare dal pensiero razionale.

Funziona così. Ci si pone una domanda iniziale (in questo caso – qual è il tuo obiettivo creativo per il 2018?) e poi si raccolgo immagini o frasi da vecchie riviste e giornali, per comporre il proprio collage. Suggerisco sempre di ritagliare le immagini in maniera istintiva, ma poi di riguardarle bene prima di incollarle sul cartellone. A volte siamo infatti portati a scegliere delle immagini non perché rispondono alla nostra domanda iniziale, ma a un bisogno contingente. Ad esempio, se sono particolarmente stressato è probabile che tra le immagini che sceglierò ci sarà, che so, una bella spiaggia tropicale. Ma questo è un bisogno momentaneo, non è la risposta alla mia domanda iniziale. Quindi dopo la prima raccolta delle immagini, suggerisco sempre di fare un secondo giro di “controllo” per decidere quali esattamente vogliamo tenere. A quel punto si passa a incollarle sul cartellone. E’ bene tenere la propria vision board in bella vista, per averla sempre sotto gli occhi come ispirazione. Io ne ho una appesa al mio studio. E l’anno scorso ne ho fatta anche una “portatile”: l’ho creata nella prima pagina della mia agenda, così ogni volta che l’aprivo avevo chiari di fronte ai miei occhi gli obiettivi che volevo realizzare e le cose che mi ispiravano.

Il nostro cervello non funziona bene se ha di fronte possibilità illimitate. Questo è il motivo per cui suggerisco sempre di fare la vision board su un cartellone (o sull’agenda) e non farla in digitale. Quando lavoriamo su un poster lo spazio è limitato. La creatività ha bisogno di restrizioni e di limiti per funzionare a dovere. Perché quando ci siamo dei limiti (fisici, come in questo caso) ci focalizziamo su ciò che è veramente importante. Quando decidiamo di riempire uno spazio circoscritto, selezioniamo le immagini che davvero contano per noi – e solo quelle. Quelle che sono davvero indispensabili. Lo spazio limitato ci permette di fare scelte. E questo piace un sacco al nostro cervello. Che si concentra su cosa è importante e trova il modo di arrivare lì, dove desideriamo davvero.

VISION BOARD 2017

Scegli con intenzione

La vision board si basa sull’intenzione, che altro non è che un atto di immaginazione. E’ l’intenzione a farci scegliere le immagini o le parole che poi andranno a definire quello che desideriamo per noi. Ed è l’intenzione che poi si trasforma in azione per aiutarci a realizzare quello che desideriamo. Se gli obiettivi si possono misurare – come dice Christine Kane nel suo libro “The complete guide to vision boards” – e sono qualcosa che cerchiamo di raggiungere o ottenere, l’intenzione è molto di più. E’ una chiamata. La vision board quindi, è il nostro modo per chiamare nella nostra vita quello che desideriamo.

Non è magia. Semplicemente è un sistema per spingerci all’azione. Quando abbiamo definito con chiarezza dove vogliamo arrivare, chi vogliamo essere, cosa desideriamo per noi, è molto più semplice pensare quali sono i passi che ci porteranno lì. La tua vision board – continua la Kane – ti accompagna in un percorso che ti fa scegliere “questo, non quello” ancora e ancora. Fino a che non scopri dove vuoi andare, e chi vuoi essere lungo la strada.

Quando ci circondiamo di immagini che rappresentano chi vogliamo diventare, che cosa vogliamo ottenere, dove vogliamo andare in vacanza… la nostra vita cambia in qualche modo per avvicinarsi a quelle immagini e a quei desideri. La nostra intenzione è così potente, da farci prendere tutte le decisioni e da farci compiere tutte le azioni necessarie per arrivare dove abbiamo immaginato. La maggior parte delle persone non si ferma per domandarsi che cosa desidera. Semplicemente lascia che le cose accadano. Quando invece ci si pongono delle domande precise (e si danno delle risposte altrettanto precise) le cose iniziano ad accadere.

Cosa mi ha portato la mia vision board?

Hai già provato a fare una vision board? Se sì sei riuscito a realizzare i desideri e gli obiettivi che ti eri prefissato?

Nella mia l’anno scorso avevo inserito alcune cose che effettivamente ho realizzato.

Vision board 2017

  1. Volevo che il 2017 fosse l’anno della “svolta”. Ho fatto tantissime cose, e credo che davvero sia stato l’anno in cui ho gettato le basi per la persona (e la professionista) che voglio essere in futuro.
  2. Ho dato libero sfogo alla mia parte creativa; ho smesso di tenerla nascosta in un angolo e ho trovato il modo per esprimere la mia creatività.
  3. Sono “andata oltre”; ho fatto un bel reset del passato. Non è che abbia cancellato tutto, ma ho capito che non posso continuare a portare sulle spalle i miei errori, le persone che mi hanno fatta soffrire, le cose che mi hanno provocato dolore… A un certo punto ho lasciato a terra quel fardello.
  4. La scrittura è da sempre la mia compagnia (di vita e di lavoro); quest’anno ho fatto in modo che lo fosse ancora di più, e l’ho utilizzata come strumento di crescita personale (per me e per gli altri).
  5. Home sweet home: ho detto addio a “casa mia” e me ne sono costruita una nuova, a mia immagine e somiglianza, dove sono felice di tornare, ogni sera.
  6. Ho continuato a fare quello che faccio sempre: provare cose nuove, anche se mi fatto paura. Credo di essere stata premiata quest’anno in particolare dai risultati che mi sono portata a casa.

E per l’anno prossimo? Ho visualizzato un sacco di altre cose belle (e una in particolare la realizzerò tra poco più di un mese, ma per adesso me la tengo ancora un po’ per me).