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La scorsa settimana ho tenuto un workshop su come identificare la propria Vision, e nel weekend ho fatto lezione al Master in Coaching su Storytelling e Marketing per coach. Tre giorni di lezioni in cui mi sono ritrovata a ripetere spesso la frase “mettersi in proprio significa fondamentalmente imparare a immaginare”. È la stessa frase che ripeto sempre ai miei coachee, quando affrontiamo il business model e cerchiamo di dare una struttura alla loro idea d’impresa.

Credo che mi odino per questo. O che nutrano per me una sorta di amore-odio. Perché immaginare non è così semplice come può sembrare. E perché immaginare il proprio business spesso sembra una contraddizione di termini. Ma come, un’impresa non si dovrebbe costruire su delle basi solide? Su un business plan fatto di cifre precise? Anche, ma il punto di partenza è sempre lo stesso: l’immaginazione.

Perché imparare a immaginare è importante?

Imparare a immaginare è importante perché:

  1. presuppone l’avere fiducia in quello che accadrà (e in particolare in quello che puoi far accadere); se tu non hai fiducia in te stesso, in quello che puoi fare, nel tuo prodotto e nel tuo servizio, come puoi pretendere di convincere degli sconosciuti ad acquistarlo?
  2. immaginare significa creare immagini di qualcosa, cioè ci aiuta a visualizzare come andrà il nostro business, e quindi non solo a farlo crescere come vorremmo, ma anche a prevedere eventuali ostacoli al suo sviluppo. Che quindi possiamo evitare.
  3. immaginare ha a che fare con il desiderio di qualcosa e quindi con la passione verso un’idea, un progetto. Il vero motore dell’innovazione è la passione. La tua idea di business dovrebbe farti alzare la mattina pieno di entusiasmo perché oggi puoi fare qualcosa in più per realizzarla. Se la passione ti manca, rifletti sul perché. Forse stai inseguendo il sogno di qualcun altro o se stai inseguendo il tuo, lo stai facendo secondo delle “regole” che non ti appartengono?
  4. l’immaginazione si nutre dell’esperienza, di ciò che sta accadendo nel mondo presente, quindi si basa sulla logica e la utilizza a suo vantaggio. Immaginare non significa essere degli sciocchi che passano le giornate a sognare ad occhi aperti perdendo il loro tempo. Significa sognare ad occhi aperti ma con i piedi ben saldati per terra. Significa dare un senso nuovo al presente per costruire il futuro. Non è un superpotere bellissimo? E la cosa più bella è che ce l’abbiamo tutti.

Ora, se ti ho convinto che per mettersi in proprio imparare a immaginare è importante, forse vorrai sapere che cosa devi immaginare se vuoi fare business.

Cosa devi immaginare se vuoi metterti in proprio

Prima di tutto devi comprendere qual è la tua Vision, cioè la visione positiva a cui tendi. La Vision ti fa rispondere alle domande – dove voglio arrivare? Cosa voglio diventare? Individua quindi un’orizzonte, è la proiezione di uno scenario futuro che rispecchia i nostri valori e il nostro spirito come professionisti. Identifica il nostro perché (quello che ci spinge a fare quello che facciamo) e il contributo che vogliamo portare nel mondo. La Vision è fondamentale perché se vogliamo costruire il futuro dei nostri sogni (o il business dei nostri sogni), dobbiamo aver ben chiaro che futuro sogniamo per noi. È la luce che ti indica la strada da seguire, che ti dice dove vuoi arrivare e chi vuoi essere, e che ti ricorda perché fai quello che fai. Se non hai chiara la direzione da prendere, infatti, diventa molto difficile scegliere cosa è giusto per te o per il tuo business.

La Vision, in sintesi, è la proiezione dello scenario futuro che:

  1. rispecchia i tuoi ideali, i tuoi valori e le tue aspirazioni;
  2. ti aiuta a fissare i tuoi obiettivi;
  3. ti incentiva all’azione.

La seconda cosa che devi imparare a immaginare è il target a cui ti rivolgi. Le persone a cui vuoi vendere il tuo prodotto o servizio, quelle a cui ti rivolgi attraverso il tuo sito o i tuoi canali social o la tua newsletter. Chi è il tuo cliente ideale? Per identificarlo puoi partire dal target, un “campione demografico” che riassume le caratteristiche peculiari dei tuoi clienti. Ma questo non basta. Per fare business, una volta identificato il tuo target, devi interrogarti su chi è il tuo cliente ideale (o chi sono, perché ne puoi avere più di uno). Identificarlo ti permette di avere tra le mani un prezioso patrimonio di informazioni che ti aiuterà a capire cosa proporgli ma soprattutto come proporglielo. Vendere qualcosa a uno sconosciuto è difficilissimo, perché non hai nessun parametro su cui fare leva o indicazioni a cui riferirti. Quando invece riesci a immaginare le persone con cui vuoi entrare in relazione (sì, vendere significa prima di tutto entrare in relazione!), diventa tutto molto più semplice. Se ami quello che fai (il tuo prodotto o il tuo servizio) sei già il miglior venditore del mondo. Ti manca solo un pezzo: immaginare a chi vuoi proporre quello che fai.

Per definire il tuo cliente ideale devi creare dei “profili immaginari” che rappresentano le persone che vorranno acquistare da te, partendo da modelli di comportamento, obiettivi, competenze, paure, desideri… Ma di questo ti parlerò nel mio prossimo post, di ritorno dalle vacanze natalizie. Sul blog ci vediamo ancora la prossima settimana con il post dedicato al #12journalsproject, ma poi mi “chiudo in casa” a programmare le mie attività per il 2019. Quindi ritornerò a gennaio con la giusta conclusione di questo articolo, in cui ti spiegherò quali sono i parametri da definire quando immagini il tuo cliente ideale. Intanto ti auguro Buon Natale!

Vuoi imparare a identificare la tua Vision? Nel 2019 riproporrò il workshop Ma dove vai se la vision non ce l’hai? (sul mio sito trovi ancora la sales page del workshop che ho tenuto il 14 dicembre, e che ha riscosso grande successo, così puoi farti un’idea degli argomenti che tratteremo). La prossima edizione si terrà probabilmente nel weekend, perché molte persone interessate a partecipare non sono freelance e mi hanno chiesto di farlo di sabato. Tieni d’occhio il mio sito e iscriviti alla mia newsletter se vuoi sapere quando lo riproporrò.