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La prima volta che ho sentito il TEDTalk di Stefan Sagmeister la mia reazione è stata un bel “sì vabbé, mavaff…”. Non perché non dica cose vere e sacrosante, ma perché dai, ammettiamolo, non vi fa incazzare almeno un po’ uno che inizia il suo speech dicendo “Ho uno studio di design a New York. Ogni sette anni lo chiudo per un anno per portare avanti qualche piccolo esperimento. E come potete immaginare, è un periodo fantastico e molto dinamico”?

Cioè, già sei un designer famoso che sta parlando al TED. Poi hai uno studio a New York. E in più ogni sette anni fai un anno sabbatico in cui non lavori e ti dedichi solo a progetti sperimentali (insomma a cazzeggiare). Ecco, diciamo che potresti non risultare molto simpatico ai più…

Ma a parte la sacrosanta reazione di pancia iniziale, il buon Stefan in questo discorso dice tante cose interessanti, che me lo hanno fatto diventare subito simpatico. Ho scoperto il suo TEDTalk quando ho letto il libro “The Crossroads of Should and Must: Find and Follow Your Passion” di Elle Luna. Un libro bellissimo, che mi ha colpita prima di tutto per la copertina, e poi perché dal titolo ho capito subito che trattava un tema a me carissimo, e che all’epoca mi stava creando un sacco di problemi. E cioè capire da che parte andare quando ti trovi davanti alla scelta tra quello che “dovresti fare” e quello che “devi fare”. Tra i doveri e quello che senti sarebbe più giusto per te.

L’autrice lo spiega così in un suo articolo su Medium: questa è una storia su due strade – should e must. Un discorso per chi ha scelto per troppo tempo – mesi, anni, forse una vita – il “dovrei”, e che ha capito che è giunto il momento di dare una chance al “devo” (perché voglio, fortemente e dannatamente voglio ndr). Elle Luna inizia il suo libro citando Sagmeister e il suo TEDTalk. In particolare la parte in cui parla della differenza tra Lavoro, Carriera e Chiamata.

Un collega di TED che intervenne un paio di anni fa, Jonathan Haidt, definì il suo lavoro su tre piani diversi in cui mi ritrovai moltissimo. Posso considerare il mio lavoro un impiego che faccio per soldi. Verosimilmente non vedo l’ora che arrivi il weekend già il giovedì. E probabilmente avrò bisogno di un hobby come meccanismo di compensazione. Se lo considero come carriera, il mio impegno è decisamente maggiore. Ma al tempo stesso ci saranno periodi in cui mi ritroverò a pensare se vale davvero la pena lavorare così tanto. Nel terzo caso, invece, quando c’è la vocazione, molto probabilmente farei quel lavoro anche se non ricevessi una retribuzione per farlo“.

Quello che mi ha insegnato il libro di Elle Luna è che troppo spesso seguiamo la strada dello “should”, che è quella di come gli altri ci vogliono, di come pensano che dovremmo essere, di quello che desiderano facciamo. È la strada delle aspettative che gli altri hanno su di noi. Quando la scegliamo è tutto più semplice…

Il “must” invece rappresenta un dovere. Significa che non ci sono opzioni, che non abbiamo altra scelta. Se non essere quello che siamo veramente. Scegliamo la strada del “must” quando smettiamo di conformarci all’idea che gli altri hanno di noi e iniziamo a connetterci con il nostro io più profondo. E questo si ricollega al discorso di Sagmeister perché nella vita possiamo decidere di avere un lavoro, una carriera, oppure di seguire la nostra vocazione, e quindi iniziare a seguire la vocina che è dentro di noi e che ci dice chi siamo veramente e che cosa desideriamo fare della nostra vita. Naturalmente la strada del “must” è quella più spaventosa… Ma anche la meno noiosa!

Non sarebbe meraviglioso se chi siamo e quello che facciamo fossero la stessa cosa? Se il nostro lavoro e la nostra carriera e la nostra vocazione, fossero la stessa cosa?

E allora perché ci sono un sacco di persone che scelgono la strada del “should” invece che del “must”? Semplice. Perché il must è davvero faticoso.

Abbiamo la tendenza a guardare alle persone che – secondo noi – hanno successo, e a pensare che siano arrivate dove sono facilmente, senza fatica. Probabilmente io l’ho fatto con il povero Stefan, che ho mandato a quel paese appena ha iniziato a parlare di un anno sabbatico ogni sette anni di lavoro. Ma era solo un moto di invidia…

In realtà dovremmo renderci conto che dietro a ogni scelta c’è un pericolo, un rischio, e che chi si prende quel rischio fa fatica per arrivare dov’è. Quindi dobbiamo metterci in testa che sì, possiamo arrivare dove vogliamo, ma dobbiamo prima fare due cose:

  1. capire dove vogliamo andare (e chi vogliamo essere)
  2. faticare, se necessario, per ottenere quello che vogliamo

No, non è semplice. Ma intanto credo che il libro di Ella Luna sia ottimo per iniziare chiarirsi un sacco di cose. Giusto per incominciare a intraprendere la strada che abbiamo deciso di voler percorrere.

Onora oggi la tua chiamata

Foto di Francesca Gazzaniga – www.ariafotografica.it

E tu, cosa puoi fare oggi per onorare chi DEVI ESSERE?