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L’estate scorsa ho passato tre settimane negli Usa, viaggiando attraverso quella che viene definita “the Real America”. E cioè la regione del West degli Stati Uniti al confine con il Canada che include Montana, North Dakota, South Dakota e Wyoming.

Quando viaggio faccio molto decluttering, nel senso che colgo l’occasione per liberarmi di tutti quei vestiti che non mi servono più. Adotto questa tattica da diversi anni, con l’unico inconveniente che quando viaggio in genere mi vesto proprio male…

I vantaggi di questo metodo, però, sono almeno due:

  • faccio spazio nel mio armadio liberandomi di anno in anno di quei capi che davvero non si possono guardare (principalmente biancheria ormai da buttare come slip con l’elastico che non regge più, reggiseni che non mi vanno o che sono vecchi da morire ecc…);
  • faccio spazio nella valigia per fare qualche acquisto interessante.

L’estate scorsa ho disseminato il West degli Stati Uniti di:

  • 17 paia di mutande
  • 10 magliette
  • 1 maglia a maniche lunghe
  • 2 bermuda
  • 1 golfino
  • 2 reggiseni
  • 2 pigiama
  • 1 paio di sandali
  • 1 paio di scarpe da ginnastica
  • 1 giacca a vento
  • 1 paio di pantaloni lunghi

Giusto per chiarire: non butto per il gusto di buttare. Ma qualche settimana prima della partenza controllo il mio armadio in cerca di capi d’abbigliamento rovinati o che sono lì da decenni senza essere praticamente mai stati indossati. Quello che è davvero da buttare lo getto giorno per giorno in viaggio. Altre cose che non sono particolarmente rovinate ma che comunque non utilizzo più, le regalo. Come quella volta che a Natale, a New York, abbiamo lasciato le nostre giacche a vento ai senzatetto (e io sono tornata a casa con una giacchina leggera-leggera che avevo comprato per la primavera).

Perché bisogna fare decluttering?

Fare decluttering serve principalmente per fare spazio. Non solo spazio “fisico”, in casa o negli armadi, ma soprattutto nella nostra vita. Liberarsi delle cose che non ci servono o che non utilizziamo più è liberatorio e permette alle novità di potersi fare avanti. Se siete in un momento di “stallo” in cui vi sembra che non succeda nulla, in cui avete l’impressione di tornare sempre al punto di partenza, provate a fare un po’ di decluttering. E vedete cosa succede. Sono sicura che cambierà qualcosa.

Semplificare la propria vita ci aiuta inoltre a ricordarci chi siamo, come dice Courtney Carver nel suo libro “Soulful Simplicity: How Living with Less Can Lead to So Much More”: sbarazzarsi di tutto ciò che non importa ti permette di ricordare chi sei. La semplicità non cambia chi sei, ti riporta a quello che sei veramente. Dopo aver rimosso tutte le cose in eccesso, quelle che ti hanno trattenuto, puoi entrare in te stesso, tornare nel tuo cuore e essere di nuovo tu.

Nel 2016 ho seguito un corso online lungo un anno proprio di Courtney Carver, che si chiama A simple year, e che per 12 mesi propone 12 ambiti in cui esercitarsi a semplificare e a fare decluttering. Si parte con le cose più semplici, e cioè dagli oggetti, per poi passare di mese in mese a cose più difficili, come il proprio lavoro e le relazioni. Di come fare decluttering delle relazioni parlerò il 17 marzo in Accademia della Felicità, durante il Minimo Festival. Una giornata dedicata al minimalismo, per capire come una vita più semplice è una vita più felice. In questo articolo non anticipo niente, ma vorrei solo dire che cosa ho imparato, nel mio piccolo, dal decluttering.

  1. Avere meno cose non è una punizione – io non sono minimalisma, ma aver rinunciato ad alcune cose che mi trascinavo dietro da decenni non mi è costato così tanto quanto pensavo; e mi ha fatta sentire molto più serena;
  2. Avere meno cose ha un risvolto pratico: mi permette di trovare subito quel che cerco – da quando ho traslocato nel nuovo appartamento mi porto dietro una sensazione di leggerezza che non avevo mai sentito prima. Ho finalmente uno spazio tutto mio, e sto cercando di non riempirlo di cose per non “guastarlo”; allo stesso tempo se cerco qualcosa non devo “ravanare” per ore…
  3. Avere meno cose non deve diventare una regola ferrea – sono contro tutti i tipi di estremismo, perciò mi approccio al minimalismo con cautela, e soprattutto cercando di fare quello che mi fa stare bene senza esagerare con le “regole”. In casa mia c’è solo una stanza dove regna quasi sempre il caos, ed è il mio studio. Ma quello per me è un caos positivo, perché mi permette di allenare la mia creatività e di dedicarmi ai miei progetti (non è una scusa, anche perché chi ha visto il mio studio, al contrario di me, dice che è ordinatissimo…);
  4. Avere meno persone intorno non deve per forza significare che sei solo – in questi anni ho fatto spazio anche nelle amicizie. Le persone che mi hanno fatta soffrire, o quelle con cui non c’era un vero e profondo rapporto di amicizia non fanno più parte della mia vita. E non me ne pento. Mantenere dei rapporti anche quando non ci danno più nulla non ha senso. Lasciarli andare ci permette di fare spazio per altre amicizie o per noi stessi;  in questo caso bisogna anche essere in grado di distinguere tra conoscenti e amici;
  5. I file e le mail del 1996 non mi servono più – è facile conservare i file digitali perché tanto non occupano spazio, al massimo memoria su un hard disk, e ormai gli hard disk sono minuscoli. Ero solita conservare tutto, con la convinzione che prima o poi magari mi sarebbe servito. Qualche mese fa il mio hard disk esterno è morto. E a parte il terrore di aver perso alcuni file veramente importanti, mi sono resa conto che della maggior parte delle cose salvate lì non mi importava nulla. Vivo benissimo anche senza alcune foto, senza alcuni file di lavoro vecchissimi, senza le mail, senza tutti quei doc su cui avevo salvato link a siti che nel frattempo sono diventati obsoleti o non esistono neanche più;
  6. vale la pena possedere solo le cose che sono importanti e che ci fanno star bene – posseggo ancora tantissime cose, ma sono quelle che quando le guardo, quando le indosso, quando le leggo, mi fanno sentire felice. Conservo le lettere che mi fanno ricordare momenti felici, ho buttato quelle che non mi facevano più provare nulla o addirittura mi facevano male; ho tenuto solo i libri che mi sono piaciuti davvero; o i vestiti che mi piacciono e che indosso volentieri.

E ora un messaggio di “speranza” anche per chi ha paura del decluttering e del minimalismo: ci sono ancora tante cose a cui non rinuncio (magliette nere e quaderni principalmente), ma sicuramente fare un po’ di decluttering mi ha fatto mettere nella giusta prospettiva tante convinzioni e alcune relazioni.