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Molto spesso lavoro con persone che si sentono bloccate e non riescono ad andare avanti con un progetto. Lavorativo, di business, personale.

Mi capita anche di leggere su Facebook tantissimi post che riguardano questo argomento. Di persone che si disperano (e a volte si lamentano) perché hanno tutto chiaro in testa, hanno studiato un sacco, si sentono profondamente coinvolte, ma chissà come, non riescono a realizzare qualcosa di concreto o avviare il proprio business manco a morire.

Io naturalmente non ho un unguento magico o una pillolina che, se ingerita, permette alle persone di fare ciò che desiderano (o dicono di desiderare). Se l’avessi avrei già scritto il Business Plan e trovato una fila di investitori pronti a riempirmi di soldi. Quello che ho, invece, è uno spunto di riflessione, che deriva dalla mia esperienza personale. Non mi piace raccontare le mie debolezze o i miei fallimenti, ma durante le vacanze ho deciso che questo blog doveva essere un po’ più “personale” e che dovevo provare a mettermi un po’ più a nudo ed essere più vulnerabile. Per vedere se mi aiuta a realizzare i miei obiettivi.

Le bugie hanno le gambe corte

Per esperienza posso dire che uno dei motivi principali per cui non riusciamo a fare quello che diciamo di voler fare, è che in realtà non ci interessa. E qui già vi vedo, profondamente indignati e già con i forconi in mano, pronti a dirmi che NON È VERO!

Per favore, continuate a leggere, anche se vi sentite offesi. Non sto dicendo che state raccontando balle in senso assoluto, ma che probabilmente non è tutto vero quello che vi andate raccontando.

Io ho passato parecchi anni a pensare a un progetto. Era una cosa che avrei potuto tranquillamente fare “nel tempo libero”, qualcosa che potevo coltivare con passione anche per poco tempo al giorno, o addirittura alla settimana. Però, ogni volta che avevo un po’ di tempo libero, lo passavo sul divano a guardare la tv. Con il risultato di non fare nessun progresso con il mio progetto e di sentirmi profondamente in colpa per questo. Quando il senso di colpa e il disprezzo per me stessa e la mia pigrizia diventavano insopportabili, reagivo con un moto di euforia. Mi dicevo – da domani cambiamo registro! Compilavo liste di idee, cose da fare, programmi… Mi sentivo piena di energia e di ottimismo. Ma il giorno dopo ero ancora davanti alla tv a cazzeggiare.

Non riuscivo a capire perché mi comportavo così. Mi sentivo anche un po’ scema, perché – mi dicevo – se non ti interessa davvero questa cosa, perché la vuoi fare?! Non sarebbe molto più semplice smetterla di pensarci e continuare a cazzeggiare sul divano, fino a che non ti viene in mente qualcosa che VUOI FARE sul serio? Ma poi, quando mi capitava di partecipare a eventi che riguardavano quel particolare settore, ne uscivo galvanizzata. Quando ne parlavo con qualcuno mi caricavo a molla e pensavo di aver finalmente trovato la motivazione per partire. Mi sembrava assurdo esaltarmi così tanto per qualcosa che in fondo non mi interessava. No, il motivo non poteva essere quello.

Mi ritrovavo sempre al punto di partenza. Carica a molla, entusiasta, desiderosa di realizzare qualcosa che amavo, ma sempre ferma, immobile, ancorata al terreno.

È qualcosa che è capitato (o sta capitando) anche a te?

Oggi posso dire che questa situazione non era causata dal fatto che non volessi veramente realizzare quel progetto. Solo non accettavo che non fosse il momento. Non capivo che non era il progetto in sé ad essere sbagliato, ma che in quel preciso periodo della mia vita in realtà non ero pronta per dedicarci tutta me stessa.

E non ero pronta per farlo perché avevo una fottutissima paura di vedere che cosa sarebbe successo se davvero mi fossi messa in gioco. Continuavo a dirmi che desideravo “buttarmi”, ma non mi buttavo mai perché avevo paura. Non volevo espormi. Preferivo, in fondo, continuare a fare quello che avevo sempre fatto, e che – anche se non mi piaceva più molto – era quello che tutti quanti pensavano dovessi fare. O almeno così credevo.

Per anni – anni! – o preferito mandare avanti qualcun altro, far parte di un gruppo, nascondermici dietro. E anche se in fondo in fondo un po’ mi scocciava dover condividere i successi, ero anche consapevole che avrei anche potuto condividere gli errori. Il che mi faceva avere meno paura di sbagliare.

Io il mio progetto alla fine l’ho realizzato. Ho fatto fatica, ho perso ore di sonno (e di cazzeggio), ma l’ho realizzato e continuo a svilupparlo. Non perché ho scoperto la famosa formula magica. Ma perché ho smesso di raccontarmi balle. E quando ho smesso, ho trovato anche il coraggio di capire dove ero e cosa volevo, per tracciare la strada che mi avrebbe condotto dove volevo andare. Il primo passo non è mica stato facile, ma l’ho fatto. E una volta fatto quello, gli altri sono venuti di conseguenza. E sono stati sempre più facili.

Just start!

Questa frase mi ha perseguitata per anni. Me la ripetevo, la trovavo scritta dappertutto, sapevo che era la cura a tutti i miei mali, ma non la mettevo mai in pratica.

A un certo punto ho capito che quel “inizia!” non doveva per forza significare inizia il tuo progetto. Ma inizia a dirti la verità. Inizia a essere sincera con te stessa, e a chiederti che cosa vuoi veramente.

Se ti senti bloccata, se lo sei da un sacco di tempo e non ne puoi più, inizia con qualcosa di piccolo. Riflettendo su come possiamo “iniziare”, mi è venuto in mente qualche suggerimento…

1. pensa al tuo progetto e chiediti se lo hai formulato in un modo che ti fa sentire perfettamente a tuo agio. Vuoi davvero metterti in proprio o odi l’idea di dover fare tutto da sola? Puoi metterti in proprio e non essere comunque da sola? Puoi delegare a qualcuno le cose che non ti piacciono? Puoi fare quello che vuoi fare senza metterti in proprio? Fatti un po’ di domande. Vai in profondità. Non aver paura di quello che viene fuori. Non pensare che non puoi cambiare idea. Puoi, eccome. Non riuscirai mai a iniziare un progetto in cui non credi fino in fondo. E magari riflettendoci scopri che il sassolino che ti devi togliere dalla scarpa non è un macigno, ma una cazzata a cui puoi mettere facilmente una toppa. E che se risolvi la questione tutto inizia ad andare per il verso giusto.

2. se hai fatto tutte le verifiche del caso, il tuo progetto è perfetto per te, non ti stai raccontando nessuna balla, ma comunque hai un po’ di paura, fatti un elenco di cose da fare. Non un elenco lunghissimo che ti angoscia. Non cose complicatissime che ti fanno bloccare ancor prima di partire. Pensa in piccolo! Questo “esercizio” l’ho proposto ieri durante una sessione. Prendi spunto da Per dieci minuti di Chiara Gamberale. Il libro racconta la storia di una donna a cui viene chiesto di provare a fare un esercizio. Per un mese fare ogni giorno, per dieci minuti al giorno, qualcosa di nuovo, mai fatto prima. Fai una lista di cose che ti servono per iniziare a lavorare al tuo progetto. Scrivitene una – e una sola! – al giorno sull’agenda. Non ti devono richiedere più di mezz’ora. Qualche idea? Stampa i biglietti da visita (anche se non sono perfetti, stampane pochi, ma stampali); prepara la tua carta intestata; chiama un’amica e raccontale che hai messo in piedi un nuovo progetto; aggiorna il tuo profilo LinkedIn o Facebook (non tutto, una sezione alla volta: fanne un pezzettino al giorno); raccogli le email delle persone a cui puoi mandare la tua presentazione e inizia a creare un piccolo database; imposta la grafica della tua futura newsletter (se pensi che ti sarà utile); inizia a mettere il tuo nome, cognome e indirizzo sul template delle fatture (anche se non hai ancora aperto la Partita Iva!). Sbizzarisciti. L’importante è che siano azioni concrete. Piccole ma concrete. Alla fine di questo mese, se avrai spuntato ogni giorno la cosa da fare, ti troverai con un sacco di lavoro portato a termine. E soprattutto sarai partita.

3. se ancora fatichi a darti motivazione, trovati un “partner in crime”. Una persona di cui ti fidi, a cui raccontare con il cuore in mano il tuo progetto e a cui chiedere di darti una mano a realizzarlo. Una persona che ti aiuterà tenendoti in carreggiata. Non deve essere un carabiniere che ti richiama all’ordine ogni volta che sgarri. Ma qualcuno che ti supporta, che crede in te, e che ha licenza di “romperti le balle” se non vede progressi, e soprattutto di sgridarti ogni volta che ti lamenti perché non hai fatto passi avanti. Questa cosa non va bene per tutti. Falla solo se pensi che possa esserti utile, se hai il carattere per farlo. Perché non voglio mica essere responsabile della distruzione di amicizie decennali… Ma se hai bisogno di una “struttura”, di qualcuno che ti tenga per mano, prova a cercarlo. Imparerai a camminare da sola quando ti sentirai pronta per farlo. Qualche tempo fa – per scherzo – mi ero inventata il servizio “The geek is on the table”. Una cosa simile a questa. Forse dovrei rispolverarlo… Ma questa è un’altra storia.

Sono solo tre suggerimenti, ma spero che ne troverai utile almeno uno. E se vuoi approfondire il tema della paura, puoi leggere il post che ho scritto a luglio, e che spiega come fare qualcosa, anche se ci spaventa.

Perché sì, sono fissata con sta storia di vincere la paura e iniziare a realizzare i propri progetti!