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Nel 2013 ho partecipato a un’iniziativa che ha cambiato radicalmente la mia vita. Mi sono candidata per il programma BGI – Building Global Innovators organizzato da Mit Portugal e Mit Boston, e dopo essere stata selezionata ho intrapreso un viaggio che è stato al tempo stesso bellissimo e terrificante, e che è culminato con un bootcamp per giovani imprenditori a Boston.

Te ne ho già parlato in altre occasioni, ma oggi vorrei proposti un articolo che ho trovato sul blog del BGI, e che si intitola “10 steps to a successful startup”. L’ho trovato interessante, e non voglio proportelo nella sua versione originale (quella la puoi leggere direttamente sul sito del BGI), ma adattare questi 10 step ai freelance.

Credo fortemente che ci siano strumenti e strategie di business che non debbano rimanere relegate al mondo delle grandi imprese o delle startup. Anche i freelance ne possono trarre grande beneficio, eppure continuano a pensarsi come “piccoli imprenditori” utilizzando spesso quel “piccoli” per giustificare la mancanza di strategie a lungo termine. Io di startup nella mia vita ne ho aperte due, e ad un certo punto mi sono ritrovata su un palco, davanti a una platea di investitori internazionali a chiedere un investimento di 750mila euro per finanziare il mio progetto. Ma quello che ho imparato grazie a queste esperienze me lo porto dietro anche in questa mia nuova vita da freelance, e il mio business – per quanto piccolo possa sembrare secondo le classificazioni della Camera di Commercio o dell’Agenzia delle Entrate – ringrazia.

Ecco quindi i consigli che secondo il BGI – un acceleratore di startup con 10 anni di esperienza – possono fare la differenza e decretare il successo di un’impresa. E come li declino io per il mondo dei freelance. Per comodità ho deciso di dividere questo articolo in due parti, e settimana prossima pubblicherò la seconda.

I 10 passi che porteranno il tuo business al successo – prima parte

1. La tua idea cerca di risolvere un problema o un’esigenza esistente

Sei sicuro al 100% che quello che proponi risponda a un reale bisogno? Le idee più innovative o creative non servono a nulla se non sono utili a qualcuno. Quindi ogni volta che sviluppi un prodotto o un servizio, prova a domandarti “perché alle persone dovrebbe interessare?”. Sono sicura che sei convinto che quello che offri abbia un valore, altrimenti non ti mettersi nemmeno sul mercato. Ma sei sicuro di aver inquadrato bene la reale esigenza che il tuo cliente ha bisogno di soddisfare. Non fermarti solo al problema che risolvi. Prova a immaginarti come il tuo prodotto o servizio migliora, in generale, la vita del tuo cliente. Che cosa gli rende più facile? Quali difficoltà elimina? Queste sono buone domande da farsi per identificare il valore aggiunto di ciò che offri.

Nell’articolo del BGI si fa riferimento anche alle ricerche di mercato, fondamentali per una startup. E anche tu freelance, che magari ti senti troppo piccolo per farne una, perché non inizi a pensare che esistono vari modi per raccogliere le informazioni che ti servono, e che raccogliere un po’ di dati è meglio che non avere nessun dato? Mi spiego meglio. Una volta che hai creato il profilo del tuo cliente ideale (se non sai come fare corri a leggere il mio articolo dove te lo spiego) seleziona un campione di persone che corrispondono a questo profilo. Se non sono parenti e amici, meglio. Magari chiedi a parenti e amici di identificare tra le loro conoscenze qualcuno che corrisponda al profilo e a cui puoi fare delle domande mirate. In questo modo puoi raccogliere dati utili, informazioni e suggerimenti per migliorare il tuo prodotto e servizio e fare in modo che sia davvero utile a qualcuno. Non avere paura di chiedere: poche domande mirate non daranno fastidio a nessuno ma per te saranno estremamente preziose.

2. Specifica la tua area di competenza e la tua proposta di valore

Nel punto precedente ho fatto riferimento al valore aggiunto: è fondamentale per poter presentare ai tuoi potenziali clienti la tua proposta di valore. Ti aiuta anche a differenziarti dai tuoi competitors e a creare il tuo brand. Investi (tempo e denaro) nella definizione della tua USP (Unique Selling Proposition) perché è quella che ti aiuterà a emergere come marchio e a creare un rapporto privilegiato con i tuoi potenziali clienti. Ci sono due modi per differenziarti dalla massa: possedere un set di caratteristiche di valore che gli altri non offrono, oppure farti pagare di meno. Indovina qual è la strategia che ti sconsiglio assolutamente di attuare? Se il tuo prodotto e servizio è davvero di valore, e se tu sei in grado di far percepire questo valore alle persone giuste, le persone non ti chiederanno di pagarlo meno. Saranno felici di pagare il giusto per qualcosa che è pià veloce, più efficace, più facile da usare, o in qualsiasi modo migliore di tutto quello che esiste già sul mercato.

Anche in questo caso, se vuoi approfondire l’argomento, leggi il mio post dove ti parlo di valore aggiunto.

3. Un grande team fa un grande lavoro

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4. Cerca una guida

Questi due punti erano separati nell’articolo del BGI, mentre io ho deciso di unirli in un’unico suggerimento.

Una delle cose più importanti davanti agli occhi di un investitore non è l’idea di business, ma il team che potrà realizzare quell’idea. Questo è il motivo che costruire una grande squadra è il primo compito di una startup che vuole avere successo. Ricordati che anche se sei da solo a portare avanti il tuo business, hai comunque la possibilità di costruirti un team che ti possa sostenere e aiutare. Questo non significa solo investire in collaboratori, ma anche pensare a chi potrebbero essere i partner chiave per sviluppare la tua attività. Hai mai pensato all’importanza di avere un advisor (un consigliere) o un mentore? Potrebbe essere qualcuno che ha già raggiunto una certa posizione nel tuo settore e che può indirizzarti verso le scelte più giuste, oppure qualcuno che è un vero asso in un aspetto del business in cui tu sei particolarmente carente. Ragiona su quali risorse potrebbero davvero farti fare un salto di qualità, analizza il tuo budget e cerca di capire chi puoi assumere e chi invece potrebbe darti una mano senza per forza avere un ritorno economico. Ci sono molti professionisti disponibili ad aiutare chi è all’inizio o chi è più giovane.

Non aver paura di chiedere. L’importante è avere ben chiaro quello che puoi offrire in cambio. Nel mondo delle startup è normale investire nella costruizione di un team e quindi assumere delle persone per sviluppare la propria idea. E allo stesso tempo costruire un gruppo di advisor e mentor che possono eventualmente essere ripagati con una percentuale dei guadagni o con quote della società. Ma non si tratta solo di una questione di soldi. Quindi anche tu come freelance, anche se non hai molto da investire in questo senso, puoi offrire qualcosa di importante. Per convincere qualcuno a collaborare con te (e magari a farlo gratis o a un prezzo ridotto) ricordati di condividere il tuo sogno, la tua visione, quello che il tuo business significa davvero per te. Una motivazione forte può smuovere le montagne. E potrebbe farti trovare l’aiuto di cui hai bisogno per crescere.

5. Le scartoffie fanno la differenza

Spesso arrivo a un punto della mia consulenza in cui chiedo ai miei coachee che tipo di contratto fanno sottoscrivere ai loro clienti. E il più delle volte la risposta è tipo – contratto? Cos’è un contratto?

Nel mondo delle startup si firmano un sacco di scartoffie: NDA (accordi di riservatezza), registrazione di marchi, brevetti, contratti ecc… Forse a te come freelance tutto questo non serve, ma ricordati che “patti chiari amicizia lunga”. Troppo spesso sento persone che si lamentano per i ritardi nei pagamenti o perché i clienti si comportano scorrettamente, e poi scopro che non c’è mai stato un accordo scritto, dove vengono determinate le modalità di erogazione di un servizio, le condizioni di vendita di un prodotto, le tempistiche per la realizzazione di un lavoro ecc… Non sto dicendo che devi per forza far firmare ogni tipo di accordo con il sangue. Ma devi essere pronto a valutare i singoli casi, per proteggere te e il tuo cliente. Non è solo una questione di soldi. Molto spesso i contratti servono per aiutarti a gestire meglio il tuo tempo e a organizzarti per poter offrire un servizio più efficiente. Pensaci, soprattutto quando il tuo business inizia a crescere. Non è detto che un contratto risolva tutte le controversie, ma è un modo per essere ancora più professionale, tutelare i propri diritti, e garantire ai propri clienti le modalità con cui intendi portare avanti il lavoro.

Ecco le prime 5 cose che dovresti tenere seriamente in considerazione se vuoi avere un business di successo. Ci vediamo settimana prossima con i prossimi 5 passi.