Tra gli insegnamenti più utili che ho ricevuto nella mia vita ci sono quelli di mia zia Rossella. Zizza, per me.

Prima di tutto mia zia Rossella mi ha insegnato a trattenere la pipì. Conosceva diverse tecniche, che mi ha pazientemente illustrato e fatto sperimentare, rendendomi la bambina a più bassa manutenzione della storia. Poteva portarmi in giro anche per otto ore di seguito e non le avrei mai chiesto di andare al bagno. A tutt’oggi non vedo nessun collegamento tra i suoi insegnamenti e il fatto che a otto anni io sia stata ricoverata d’urgenza per una sospetta peritonite, che invece si è poi rivelata essere una fortissima infezione alle vie urinarie.

Mia zia Rossella era completamente pazza. Io l’adoravo. L’adoro ancora, ma lei ora non c’è più. Ieri sono andata al suo funerale, dopo che se ne è andata in sordina, nel sonno.

Con lei se ne è andato un altro pezzo del mio cuore. In questi ultimi tre anni ho perso una dietro l’altra le tre donne che maggiormente hanno contributo a farmi diventare la persona che sono. E no, non mi sono abituata in alcun modo al dolore che si prova in questi casi. Ma almeno questa volta il mio cuore spezzato trova un po’ di sollievo nei ricordi esilaranti che ho di lei. E mi ritrovo a piangere e a sorridere; e a piangere e a sorridere.

Di solito ho molto più pudore quando si tratta di sentimenti, e soprattutto di dolore. Ci sono lutti che non ho ancora superato e di cui, forse, non parlerò mai. Ma questa volta è diverso. Mia zia era una casinista – oltre ad essere pazza. Aveva bisogno di stare al centro dell’attenzione, era l’anima della festa, e credo che se avesse potuto decidere come uscire di scena, non l’avrebbe fatto così, in silenzio. Quindi, visto che ormai lei non può più fare “casino”, faccio io uno strappo alle mie regole, e parlo senza pudore di quello che lei ha rappresentato per me.

Mia zia è stata in un certo senso la mia prima “maestra di vita”. Grazie a lei ho saltato tutti e tre gli anni della scuola materna. Dopo i vani tentativi di mia madre di convincermi ad andare all’asilo, grazie al suo intervento ho potuto passare la mia infanzia a casa con lei. Che mi portava in giro e mi insegnava tutto quello che di importante c’è da sapere. I miei genitori mi hanno trasmesso tutto l’occorrente per essere una brava persona, educata, gran lavoratrice… Diciamo che lei ci ha aggiunto un po’ di pepe. Mi ha insegnato cos’è la creatività, e mi ha fatto vivere un’infanzia che definire creativa è poco. Poi, come si confà ad ogni brava ragazza, ho nascosto per un po’ questo mio lato un po’ più folle, ma ora sta prepotentemente tornando in superficie, e io credo che sia grazie anche al semino che ha piantato lei tanto tempo fa.

Mia zia Rossella mi ha difeso quando ho dipinto la moquette del salotto e ho costretto i miei genitori a cambiarla. Per due volte. Per lei era del tutto normale, e mi incitava anzi a non rinunciare a questi miei slanci creativi. Probabilmente perché la moquette non l’ha mai dovuta sostituire lei…

Mia zia Rossella è quella che prima di tutti (prima anche di quelli del MIT di Boston) mi ha insegnato a parlare in pubblico. Mi raccontava le barzellette “sporche” e poi me le faceva ripetere ai suoi parenti “di Milano” in piedi sulla sedia.

Mia zia Rossella ha cercato di mostrarmi sempre che non dovevo aver paura di niente, che non dovevo vergognarmi di nulla. Quando eravamo al mare mi faceva sfilare tra i tavoli del bar e mi incitava ad abbassarmi gli slip del costume per mostrare il sedere a tutti. Sto cercando in qualche modo di recuperare quella fantastica leggerezza che era il suo marchio di fabbrica, anche se escludo di farlo nel modo in cui lei mi ha insegnato quando ero piccola.

pazzia e creatività

Mia zia Rossella è quella che mi “dava istruzioni” per fare cose pazze, e poi rimaneva dietro le quinte, a incitarmi e a ridere di cuore quando le facevo per davvero

 

Mia zia Rossella infine è quella che mi ha insegnato che bisogna sognare in grande. Mi ha fatto ridere anche nei momenti più dolorosi della mia vita, mi ha fatta sentire amata anche quando mi sentivo sola e abbandonata e mi ha mostrato che un po’ di follia può rendere la vita meravigliosa.

Non voglio far finta che non avesse dei difetti, solo perché ora non c’è più. In alcuni casi mi ha fatta arrabbiare o mi ha ferita profondamente. Mi ha mostrato anche che non è sufficiente solo sognare in grande, ma che per realizzare i propri sogni si deve soprattutto lavorare duro (e per fortuna, questo l’ho imparato dai miei genitori).

Però non posso che augurare a tutti di avere una zia pazza come l’ho avuta io. Perché il semino di follia che ha fatto crescere pian piano in me, mi ha permesso di fare alcune delle cose più belle della mia vita.

Ciao zizza, quando siamo venuti a salutarti Ale mi ha guardata e mi ha detto – ero sicuro che la zia Rossella fosse eterna, che non sarebbe morta mai. Anche io lo pensavo. E un po’ lo penso ancora…