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Qualche settimana fa ho parlato di networking, e in particolare di come sia difficile per gli introversi fare conversazione con degli sconosciuti a eventi e conferenze. Nel mio post ho scritto alcuni consigli su come sopravvivere a questa attività, spesso necessaria (se non vitale) per chi lavora in proprio, ma non solo.

Oggi invece vorrei concentrarmi su un’altro aspetto del networking, altrettanto fondamentale del sopravvivere. Quali sono le regole del networking? E cioè come posso fare in modo che i contatti presi a un evento si trasformino poi in un vantaggio reale per me e per la mia attività?

Pensando a cosa scrivere in questo articolo mi sono ricordata di quello che ho letto sul libro di Domitilla Ferrari “Due gradi e mezzo di separazione”, qualche anno fa. Di questo testo mi aveva colpita in particolare una chiave di lettura del networking, che era abbastanza lontana da quello che avevo sperimentato negli anni precedenti. Domitilla Ferrari parla di fare rete come di uno scambio reciproco, e suggerisce che prima ancora di ricevere dovremmo imparare a dare. Per me è stato illuminante – e mi sento anche un po’ scema ad ammetterlo, ma all’epoca avevo sperimentato un modo di fare networking che consideravo parecchio opportunistico. Forse perché gli eventi a cui avevo partecipato all’interno dell’ecosistema delle startup erano tutti finalizzati a una cosa soltanto: trovare un aiuto (economico e non). Che va bene, ma che non è sufficiente. Nella mia esperienza c’era poco scambio reciproco e tanta attenzione a quello che gli altri potevano darti. Non dico che sia sempre così, ma per tanto tempo ho avuto questa sensazione. Poi mi sono misurata con un ambiente internazionale e ho scoperto un modo tutto nuovo di fare rete, che mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Quando ho avuto l’opportunità di entrare nel programma Building Global Innovators del MIT, sono stata sottoposta a ogni tipo di tortura, tra cui miliardi di eventi di networking, che però avevano un “sapore” completamente diverso. Durante quegli incontri, infatti, avevo la netta sensazione che le persone stessero facendo amicizia, non lavorando. Che stessero cercando di creare qualcosa di più grande e più importante della loro attività. Stavano contribuendo a realizzare una comunità di persone, prima di tutto. E questo mi ha reso molto più semplice digerire tutti questi eventi che da buona introversa mi creavano panico.

Ho ripreso in mano il libro della Ferrari e già nelle prime pagine parla di questo: “Fare networking non serve per fare carriera, cambiare casa, trovare l’anima gemella o cogliere nuove opportunità di business: serve per avere una vita più interessante, a soddisfare i tuoi bisogni… e quindi anche per fare carriera, cambiare casa, trovare l’anima gemella o cogliere nuove opportunità di business. Sta a te fare l’uso migliore della tua rete. Vivendoci dentro”. Ti piace il suo approccio? Allora ti piacerà, come è piaciuto a me, il suo TEDTalk del 2016, dove parla di sé come di un cavo. E in particolare come di un cavo del citofono, che contiene 4 cavi comuni, più un quinto che è quello che apre la porta. “Perché i cavi ci connettono, connettono e ci portano in posti nuovi”.

COME DIVENTARE UN “CAVO” AKA quali sono le regole del NETWORKing?

Per diventare un buon networker bisogna avere voglia di condividere. Di aiutare gli altri, prima ancora di ricevere qualcosa per sé. In realtà ogni volta che condividiamo un po’ della nostra conoscenza (un articolo sul nostro blog, un post su Facebook in cui parliamo di un libro che abbiamo letto, il contatto di una persona che secondo noi fa cose interessanti…), ci trasformiamo in un cavo di una grossa rete. Questo avviene spesso inconsapevolmente. Ma se vogliamo fare qualcosa consapevolmente per contribuire alla crescita del nostro network, allora dobbiamo farci una domanda precisa: che problema posso risolvere a questa persona?

Qualche tempo fa mi sono sentita dire questa frase: “risolvere un problema a qualcuno ti fa scalare subito la sua agenda“. Se vogliamo ottenere qualcosa dalla nostra rete (supporto, un aiuto, un consiglio, un finanziamento), dobbiamo prima imparare a condividere. A offrire quello che sappiamo per risolvere i problemi degli altri. In questo modo costruiamo rapporti solidi, e quando toccherà a noi avere un problema da affrontare, saremo in cima all’agenda di qualcun altro, perché a suo tempo siamo stati i primi a metterci a disposizione.

Prima ancora di chiederti che cosa può fare il network per te, dovresti quindi chiederti che cosa puoi fare tu per il network. E se credi di non avere nulla da dire, perché non provi a farti queste domande?

  • Che problemi risolvi alle persone?
  • In quali cose sei bravo, che puoi condividere per aiutare qualcuno? Vale tutto, non solo le “cose di business”.
  • Che difficoltà eviti alle persone?
  • Quali soluzioni offri?

“Andare sul personale” è probabilmente la cosa migliore che puoi fare per costruire una buona rete. Ricordati che stai parlando con altre persone, che hanno emozioni ed esigenze diverse. Se sei in grado di metterti nei panni di chi hai di fronte, fare rete sarà più semplice e più proficuo per tutti. Perché non sarai riconosciuto come quello che ha una soluzione per tutti, ma una soluzione per ciascuno.