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Quando avevo 7 anni i miei genitori si sono separati.

E io ho scritto una lettera al Papa. Per chiedergli se poteva fare qualcosa per risolvere la situazione.

Il succo di questo articolo è che quando hai bisogno di qualcosa, devi chiedere aiuto.

Quando siamo bambini siamo dotati di questa capacità e la utilizziamo senza farci grossi problemi. È una questione di sopravvivenza. Quando cresciamo capita spesso che smettiamo di farlo, per un sacco di (buoni) motivi.

Forse perché ci convinciamo che se non riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi con le nostre sole forze, non siamo bravi abbastanza. O perché qualcuno ci ha detto che chiedere dimostra che siamo deboli. O perché siamo troppo timidi per farlo.

Io a sette anni avevo due cose dalla mia parte:

  1. una grande faccia tosta
  2. una altrettanto grande fiducia nel prossimo

Il Papa non ha fatto un gran che, a dire il vero. Mi ha risposto, in maniera molto formale ma tanto gentile, e mi ha augurato “una vita serena ed esemplare per virtù cristiane“. Probabilmente io in questo l’ho deluso, come lui – devo ammetterlo – ha un po’ deluso me non facendo tornare insieme i miei genitori.

Ma non ho smesso di chiedere per questo motivo. Ho smesso perché ho iniziato a pensare di non poterlo fare. Ma in questi giorni, ripensando alla mia lettera al Papa, mi sono venuti in mente alcuni buoni motivi per ricominciare a farlo, e ho scoperto delle lezioni che mi potranno essere utili in futuro.

 

COSA HO IMPARATO DALLA LETTERA CHE HO SCRITTO AL PAPA

 

  1. non c’è nulla di male a puntare in alto – chiedere alle persone sbagliate è inutile tanto quanto non chiedere affatto. Dobbiamo imparare a rivolgerci a chi davvero può darci una mano, non importa quanto lontano o importante sia. Possiamo trovare un modo per avvicinarci, attraverso una conoscenza comune. Avete presente la teoria dei “sei gradi di separazione“?
  1. forse non otterremo l’aiuto che ci aspettavamo, ma probabilmente qualcosa di altrettanto utile – ho conservato la lettera del Papa per tutti questi anni, e l’ho riletta molte volte. Credo che a sette anni mi abbia fatta sentire molto importante. E anche se non era quello che avevo chiesto, mi ha fatta sentire ascoltata. Che probabilmente era qualcosa che desideravo all’epoca.
  1. farsi aiutare ci risparmia un sacco di fatica – ovvio, direte voi. Ma in realtà non lo è così tanto. Se ne fossimo davvero convinti non eviteremmo di chiedere aiuto, e di condividere il nostro fardello. Perché sembra che siamo convinti che se non facciamo fatica non ci meritiamo nulla. Che solo il sudore della fronte ci permette di sentirci in pace con noi stessi. E invece risparmiare energie è vitale per la sopravvivenza, ma anche per condurre una vita felice o investire le energie che ci restano in altre cose importanti per noi.
  1. se vogliamo raggiungere un obiettivo condividiamolo – parlare alle altre persone di ciò che vogliamo fare è utile non solo per farci aiutare in senso stretto. Non è detto che troveremo qualcuno che farà il lavoro per noi. Ma sicuramente parlando dei nostri sogni e progetti avremo qualcuno che ci chiederà a che punto siamo. Dandoci una spinta a procedere, a continuare a lavorarci, a darci da fare.
  1. condividere i nostri obiettivi ci permette di ottenere punti di vista differenti – affrontare i nostri problemi da una prospettiva diversa può essere estremamente utile. A volte non riusciamo a trovare una soluzione perché non facciamo altro che girarci intorno, troppo concentrati su noi stessi e sul nostro problema, e ciechi a qualsiasi possibile alternativa. Come mosche che continuano a schiantarsi contro un vetro, senza accorgersi che la finestra è aperta, basta spostarsi poco più in là. Il confronto è un bene prezioso.

Perché non provate a chiedere? Una piccola cosa, tanto per vedere come va. E se avete voglia provate a fare questo esercizio: raccontate a 3 persone il vostro obiettivo più importante per quest’anno e ascoltate cosa hanno da dirvi…

MANY THANKS TO: devo ringraziare Francesca Zampone per l’ispirazione di questo post. Di solito a pranzo finisce che le racconto episodi esilaranti della mia vita, e lei riesce a farmeli guardare da una prospettiva utile e interessante. Grazie.