Quando ero piccola avevo deciso che sarei diventata una ballerina o una pittrice. Mancandomi il physique du rôle, ho continuato ad alimentare le mie velleità artistiche dipingendo la moquette di casa, prima con le tempere di mio fratello, poi con dei campioncini di fondotinta che avevo rubato a mia zia.

Dopo aver costretto i miei genitori a cambiare la moquette del salotto per ben due volte, ho deciso che avrei fatto il geometra.

Oggi posso dire che, grazie a Dio, non è andata così. Ho scelto una strada diversa, ma ho comunque messo a tacere per parecchio tempo la mia parte più creativa. Principalmente perché pensavo di non potermi definire un’artista, pensavo di non avere abbastanza talento e di non essere abbastanza brava. L’attrazione verso la creatività è sempre rimasta però; e invece di FARE cose creative, ho continuato a STUDIARE per capire cos’è la creatività.

Credo che la svolta ci sia stata quando ho letto che il talento non basta. E ho pensato – ecco, cacchio, allora posso essere creativa anche se sono una chiavica a disegnare!

Nel suo sito, Annamaria Testa dice che “più che uno skill, [la creatività è] una capacità che si può imparare, è un mindset: un atteggiamento mentale che va coltivato. È pensiero flessibile, aperto, rispettoso… Comprende la possibilità di imparare dal fallimento e l’attitudine a esplorare lacune e incongruenze“. E ancora che “non consiste nel rompere le regole tanto per romperle, ma nel superarle sostituendole però con regole migliori. Da questo fatto derivano alcune interessanti conseguenze: per superare una regola bisogna prima conoscerla. Dunque, la creatività non si può sviluppare senza conoscenza, competenze, preparazione; il nostro cervello non è capace di pensare “nel vuoto”, e la creatività non scaturisce dal nulla, ma si accende quando c’è un problema da risolvere o un ostacolo da superare, o un vincolo da sciogliere, o una teoria da cambiare perché si è rilevata inadeguata“.

Ricapitolando: atteggiamento che va coltivato, fallimento, esplorare, conoscere le regole, preparazione… Eureka! Dopo aver letto queste parole ho capito che anche se non mi consideravo un genio, anche se pensavo di non avere nessun particolare talento artistico, potevo essere creativa:

  1. perché sono del segno del Toro, e quindi testarda, perciò se mi metto in testa un obiettivo mi ci applico, lo coltivo, finché non lo raggiungo;
  2. perché io e il fallimento ci conosciamo abbastanza bene;
  3. perché mi piace esplorare, e viaggiare alla scoperta di posti nuovi;
  4. perché gioco secondo le regole (e poi le rompo);
  5. perché mi piace essere preparata.

E poi la questione del talento. “Si può nascere talentuosi, ma creativi si diventa e perfino i migliori talenti naturali devono investire tempo e fatica per riuscire ad esprimere al meglio le proprie potenzialità“. Quindi la creatività non è appannaggio solo di chi ci nasce, creativo. Ma di chi lavora sodo. Ogni giorno. Per diventarlo.

LA CREATIVITÀ VA ALLENATA

In questi giorni ho trovato online un cortometraggio che parla di creatività. E che racconta di come una routine che si ripete infinita spegne ogni afflato di creatività.

Io sono d’accordo a metà con questo messaggio. Perché sì, fare sempre le stesse cose, allo stesso modo, all’infinito, uccide ogni barlume di creatività. È vero. Ma è anche vero che senza una routine nessun grande artista sarebbe mai diventato… grande.

Twyla Tharp è una delle coreografe più talentuose e prolifiche al mondo. Nel suo libro The Creative Habit condivide suggerimenti e consigli su come possiamo sviluppare la nostra creatività grazie all’abitudine. Sì sì, avete capito bene. Quella brutta parola lì. Che invece tanto brutta non è… La Tharp parla del “Mito di Mozart”. E racconta che “nessuno ha mai lavorato più duramente di Mozart. All’età di 28 le sue mani era deformi a causa di tutte le ore che aveva passato a fare pratica al pianoforte, a suonare ai concerti e a impugnare la matita per comporre. Questo elemento manca spesso quando si racconta di lui. Certo, aveva un grande dono e un grande talento. Ma come lui stesso scrisse a un amico – le persone sbagliano a pensare che la mia arte mi venga facile. Ti assicuro, caro amico, che nessuno ha dedicato così tanto tempo e pensiero alla composizione quanto me“.

 

A volte penso che i nostri “non ho talento”, “non sono abbastanza brava”, “non so disegnare”, siano delle semplici scuse per tenerci lontano da quello che diciamo di amare. Che siano il modo più facile per evitare il fallimento, il giudizio altrui (e anche il nostro), e per starcene comodi sul divano a guardare la televisione invece di fare fatica per fare quello che diciamo di amare tanto.

Io so scrivere. So scrivere correttamente. E velocemente. Non ho mai avuto problemi davanti a una pagina bianca. Non perché abbia chissà quale talento particolare. Ma perché ho scritto (e scrivo) quotidianamente. Al computer, a mano. Ogni volta che posso. E questo allenamento, unito alla sospensione di giudizio su quello che scrivo, mi permette di scrivere cose autentiche. Che mi piacciono e che spesso piacciono anche agli altri.

La creatività è un muscolo che va allenato. Dobbiamo avere verso di essa lo stesso approccio che abbiamo nei confronti dei nostri addominali. Io continuo a preferire allenare la mia creatività invece che sudare in palestra per farmi venire la tartaruga.

E probabilmente è per questo che non diventerò mai una ballerina. Ma una pittrice probabilmente sì.